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Semina d’arte a Varese su Artevarese, 19 maggio 2012
Un micro-museo
di Chiara Zocchi
GQ Italia
aprile 2012
Cabinet de regard nella Stanza251
AUTO INTERVISTA
Elisa Bollazzi intervista Microcollection
ELISA BOLLAZZI : Ci può raccontare come e quando è nata Microcollection?
MICROCOLLECTION : Microcollection é nata nel maggio 1990 quando, in visita al Padiglione Inglese della Biennale di Venezia, quasi per caso, ho pensato di raccogliere alcuni frammenti di una meravigliosa opera di Anish Kapoor, finiti accidentalmente sul pavimento. Queste microparticelle, dimenticate dai più, hanno rappresentato una vera e propria svolta, un’illuminazione e l’inizio di un nuovo modo di muovermi di galleria in galleria, di museo in museo, nei circuiti dell’arte italiani ed internazionali, alla ricerca di nuove microacquisizioni che sarebbero andate altrimenti distrutte.
EB: Quanti frammenti possiede ora Microcollection?
M: Più di 700, grazie alla mia perseveranza e al prezioso aiuto di artisti, collezionisti, amici che costantemente mi inviano microparticelle d’arte da tutto il mondo.
EB: Come utilizza queste acquisizioni e donazioni?
M: Archiviati e montati su comuni vetrini da laboratorio, i frammenti sono visibili a microscopio, durante Cabinets de Regard itineranti, durante i quali gli spettatori possono vedere l’invisibile e assaporare la vera essenza dell’arte. Dal 1990 sono state esposte le principali tendenze della storia dell’arte contemporanea durante speciali Cabinets de regard in Italia e all’estero: Esperienze Concettuali, L’Arte Italiana del secondo ‘900, Anish Kapoor, Lucio Fontana, MicroItalics, etc.
EB: Un modo leggero di veicolare l’arte, quindi !
M: Certamente e anche un modo per aiutare la gente a percepire l’invisibile, l’immateriale e a diventare consapevoli della libertà creativa, non solo attraverso la diretta visione dei frammenti della collezione, ma anche tramite il racconto, la memoria e la suggestione che questi stimolano nell’ immaginario collettivo.
EB: Mi può elencare alcuni artisti e movimenti artistici della collezione
M: Fluxus, Pop Art, Minimal Art, Conceptual Art, Arte Povera, Burri, Fontana, Gilardi, Mondino, Penone, Paolini, Beuys, Buren, Tony Cragg, Richard Long, etc.
Microcollection costituisce un patrimonio di grande valore artistico-culturale.
EB: Ci parli del suo nuovo progetto artistico: le Semine d’arte.
M: Ho recentemente sviluppato un’intuizione che sedimentavo da anni sull’essenza vera dell’arte, dando vita ad un nuovo progetto di arte pubblica. La creazione di una lottizzazione di terreni e spazi verdi seminati e coltivati ad arte, con preziosi frammenti di opere i cui titoli ne mostrano il criterio di selezione utilizzato: : L’albero di 3 metri di Giuseppe Penone, Angurie di Piero Gilardi, Garden di Paul McCarthy, Phosphorescentes Yellow Roses di Jeanne Silverthorne, etc.
EB: Dove?
M: A Bolzano, Milano, Torino, Basilea etc. Nel 2010 nel cortile interno del Castello di Jerago in provincia di Varese con Aiuola d’attesa, una semina di frammenti di importanti opere d’arte della collezione: accanto all’area seminata la panca semicircolare Zante di Saporiti Italia, una seduta meditativa che invita alla riflessione.
EB: Qual è il vero significato di Aiuola d’attesa?
M: Aiuola d’attesa è uno spazio sociale, un luogo d’incontro, di confronto e discussione nel tempo dell’attesa come spazio del pensiero e di ricerca.
EB: Qual è il collegamento tra la raccolta e la semina di frammenti di opere d’arte?
M: Questa semina d’arte attiva una dinamica di restituzione fisica dei frammenti prelevati negli anni in una simbologia trasparente molto chiara, ma oltre all’aspetto di prelievo e dono, di prendere e dare, il progetto si focalizza sull’aspetto dell’attesa. Un’attesa benefica che serve a stimolare la creatività e ad aprire spazi di pensiero, dar vita a suggestioni e immaginari possibili nella contemplazione di un’area verde di opere d’arte in divenire.
EB: Nel mondo dell’arte si parla di Semine d’arte su commissione.
M: Ho attivato le cosiddette Semine d’arte su commissione per la prima volta il 28 ottobre 2011 quando ho inviato alla cara amica artista triestina Elisa Vladilo un prezioso frammento di Semi misteriosi, 2011 di Ettore Favini, sicura che la Vladilo, da sempre attenta al rapporto tra arte e natura, avrebbe effettuato con gioia questa semina d’arte in un’area verde di sua preferenza. E così è stato. Il frammento di Semi misteriosi è stato seminato di fronte a Magazzino 26 a Trieste dove viene accudito con amore per l’eternità. Le Semine d’arte su commissione si basano nuovamente sulla collaborazione e la fiducia, grazie al prezioso contributo di quella fitta rete di amicizie coltivate nei miei intensi anni di attività artistica nel mondo intero.
EB: Un ultimo pensiero!
M: “Gli artisti non creano oggetti. Gli artisti creano mitologie” ( Anish Kapoor )
Microcollection di Alessandro Castiglioni
Entrare nel merito di cosa tratti Microcollection è ad un primo livello estremamente facile: un museo portatile costituito da frammenti prelevati da altre opere d’arte e montati su comuni vetrini da laboratorio. L’operazione però, oltre a risultare molto semplice ed ironica, tocca in modo estremamente interessante alcuni temi relativi al sistema dell’arte nella nostra attualità. Mi riferisco in primo luogo a riflessioni di carattere estetico, già assimilate dalle avanguardie del ‘900, come la sparizione, la dematerializzazione dell’oggetto artistico e l’estetica del frammento. Inoltre, muovendoci tra i molti pezzi che compongono la collezione, visionando i diversi vetrini del museo, alcune questioni emergono in modo significativo: dalla speculazione attorno al binomio proprietà-identità alla criticità nell’individuare il valore materiale di un’opera; sono domande queste che il progetto propone e che riflettono sulle dinamiche più calde della nostra postmodernità artistica. Ma se ci fermassimo a valutare l’operazione, ancora sotto l’esclusivo aspetto oggettuale, non comprenderemmo la più profonda stratificazione di senso che il lavoro di Elisa Bollazzi porta con sé. La Microcollezione, infatti, trasformandosi in vero e proprio museo, diventa una sorta di opera-sistema, di azione dinamica generata dall’artista, che produce un effetto a catena, non solo grazie ad una lunga serie di “complici” che, prelevando frammenti di opere, in diverse parti nel mondo, diventano a vario titolo benefattori del “micromuseo”, ma anche ridimensionando il ruolo proprio dell’artista che da performer invisibile, responsabile di microscopiche azioni, diventa direttore, curatore e organizzatore delle attività di un’istituzione paradossalmente sfuggente e mobile, assumendo una lucida consapevolezza di come il fare artistico si sia inesorabilmente ampliato e trasformato.