VIAGGIO NEGLI ABISSI DELL’ANIMA. E RITORNO

IL CIELO E’ ROSSO l’acqua è quieta noi due sedute in riva al mare immerse in delicate confidenze quando senza preavviso lei mi rivela d’avere conosciuto anni addietro il mio scrittore preferito il mio faro sì proprio lui marito di una sua amica ma LA COSA BUFFA è che l’emozione dell’inaspettata e travolgente notizia mi trascina in uno stato di tale trasporto emotivo che mi porta ad ascoltare con gli occhi e a sentire col cuore ignorando involontariamente tutte quelle preziose informazioni dal valore inestimabile trascurate così banalmente per lo stupore del privilegio e onore di chi ha conosciuto di persona proprio l’uomo che UN PO’ DI SUCCESSO e LA GLORIA non avevano minimamente alterato ma che piuttosto IL MALE OSCURO aveva reso garbatamente così sensibile da poter entrare e uscire con rara agilità nei meandri della mente assaporando in modo assolutamente personale tutti quei momenti di vita che la mia amica deve avere menzionato ne ho un vago ricordo con le parole gelosia figlia pazienza sensibilità angoscia gioia ed io lì distratta ad ascoltare come di consueto solamente le mie emozioni non riesco a ricordare nulla di nuovo di lui se non che è stato anche un essere umano reale coinvolto come tutti noi nelle questioni di ogni giorno!

Racconto partecipante al Concorso Natalizio 2011 Titolando indetto da Gli amanti dei libri : in stampato maiuscolo titoli di libri come da bando.

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LA THUILE

Statale SS26 Pré Saint Didier – La Thuile, quarto tornante. La magia del paesaggio di questi pochi metri di strada mi regala ogni volta grandi emozioni perchè riaccende in me quella forte nostalgia della Valle d’Aosta che provai un giorno d’estate in Francia, sul sesto tornante di una ripida strada di montagna che non ricordo nemmeno più dove portava. La Valle d’Aosta in Francia! Gli occhi chiusi, un balzo nello spazio e nel tempo alla ricerca di quella terra, inesauribile carburante biologico cui attingere per meglio affrontare la frenesia della vita. Gli occhi serrati e, in un lampo, la mia mente è immersa in grandi immagini colorate che sopraggiungono velocemente una dopo l’altra: dolci prati e alte vette punteggiati di mucche, ruscelli, marmotte e stelle alpine. Come sottofondo, un cielo terso e un verde intenso tipici del rigenerante panorama valdostano. Attratta dai ricordi, giù nuovamente nel profondo dei sentimenti fino a rivivere il candore del bianco spruzzato di sagome verdi a forma di alberi e profili variopinti di sciatori che, coordinati da un intelligente coreografo invisibile, si cimentano con armonia in eleganti balletti dai richiami internazionali.

Racconto partecipante al concorso Diventa Reporter in Giordania organizzato da Tgcom24, gennaio 2012

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30 GIUGNO

Mancano pochissimi giorni e non ho ancora incominciato. Non che me ne fossi dimenticata, tutt’altro! Come potevo! Da mesi lì, in cima ai miei infiniti elenchi di cui mi faccio quotidianamente carico, tutto sulle mie piccole spalle doloranti, sino allo sfinimento.
Piuttosto, la mia attenzione si era posata altrove, forse per timore.
Sfibrata dalla stanchezza, la notte non ho pace. Mi giro e rigiro tra le lenzuola, finché alle 5.30, quando non è più buio, ma non è ancora mattina, mi ritrovo insonne, gli occhi sbarrati che scorrono velocemente il lungo elenco del nuovo giorno.

Ah! Gli elenchi.
Quanti ne ho scritti nella mia vita, fin da bambina, ad arginare la mia creatività che scambiavo per confusione mentale.

Serro le palpebre per ritrovare la quiete della notte, ma i muscoli del viso sono così contratti che me lo impediscono. Invano, cerco di mettere in atto ogni tecnica di rilassamento! Allora, affinché l’attesa abbia un senso, prego. Prego per i miei cari, vivi e morti. Raramente per me stessa.
Alle 7 dovrò balzare giù dal letto e affrontare le mille voci della lista, una dietro l’altra, senza tregua. Stanca come sono, come potrò mai esserne all’altezza? Ormai la giornata è rovinata, tanto vale alzarsi.

Che freddo!
Che stanchezza!
Che fame!

Fame!Ecco, farò colazione, per passare il tempo, to kill time. Kill, killer, serial killer ! Terrorizzata, mi immagino un cecchino dietro alla colonna, pronto a regolare i conti con il tempo. Strano modo di intrattenersi. Meglio tornare sotto le coperte a pregare.
Di lì a poco mi siederò davanti al computer, il respiro affannoso, il collo rigido, la mente ingolfata da frasi che difficilmente troveranno un’immediata collocazione. Dolorosi sforzi, comprensibilmente procrastinati, precederanno impercettibili quanto necessari momenti di soddisfazione letteraria. Ho le spalle al muro ormai, non posso più sottrarmi.

Un racconto mi chiama:
Il futuro appartiene a tutti coloro che credono alla bellezza dei propri sogni.

Racconto: una narrazione in prosa di contenuto fantastico o realistico di minore estensione rispetto al romanzo. Quasi valesse di meno!

Mi sembra già di sentirli i miei dirimpettai, appassionati di saghe, poemi, trilogie dagli intrecci inestricabili, svilire il mio scritto ad un breve insieme di parole, come se conoscessi solo quelle!

Contro la mia volontà, affronterò lo sforzo, perché di questo si tratta, fisico e mentale. Le prime avvisaglie si fanno sentire sulla punta delle dita che si informicolano sulla tastiera in corrispondenza di impercettibili cedimenti psichici, accompagnati da un’evidente incapacità a percepire l’esatta sequenza delle frasi che incalzano nella mia mente, una dietro l’altra, a voce sempre più alta, come se facessero a gara tra di loro per arrivare prime alle mie orecchie.
Piano, piano. Non così tutte insieme, una alla volta.
Sono fragile, mi agito per un nonnulla. Lasciatemi abituare alla storia, alle sue sfumature, i suoi colori.
Oh no! 3048 e non ho ancora iniziato!

Scoraggiata, inspiegabilmente respingo pensieri che mi giungono già bellamente confezionati.
Ma così se ne andranno!
Da qualcun altro!
E questo qualcun altro ne farà ciò che vorrà.
Magari qualcosa di brutto. Non posso permetterlo.
Mi rianimo, ma subito mi rendo conto di non poter più continuare.
Avrei bisogno di almeno altre 3500 battute!

Mi sento come una mamma che sta per allattare, ma le portano via il bambino.

Racconto selezionato alla II edizione del Premio letterario 2011 indetto dalla rivista dell’Altomilanese L’Informazione

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MISTERO

Lunghi mesi a testa bassa a caccia di buche e squarci sul manto stradale immaginando chissà quale realtà sotterranea, portatrice con certezza di una ridicola sindrome del collo di cigno che mi contagia all’istante, regalandomi mio malgrado una postura dimessa che, a danno fatto, cerco di compensare con un portamento nobile, il viso rivolto all’insù e la schiena dritta alla ricerca della Miss Persiana più meritevole di un mio prestigioso premio mentale.

Finché un improvviso lezzo in ascesa da un marciapiede imbrattato da cani indisciplinati non mi richiama alla realtà, costringendomi ad abbassare lo sguardo per ritrovare un contatto con il quotidiano e lenire i forti dolori cervicali.

Stanca della mia solita, involontaria e vana ricerca del dettaglio che mi distoglie dal disegno globale della vita, decido di dare un senso più costruttivo alla mia esistenza facendo miglior uso dei miei pregi, rare doti d’osservazione faticosamente acquisite sui banchi di scuola, sprecate in inutili confronti tra un dosso e una lacerazione dell’asfalto, una persiana di legno pregiato e una di alluminio satinato.

Determinata, esco di casa con uno sguardo ampio sul mondo, ma inevitabilmente l’occhio si distrae e scivola su una minuscola fessura tra il cordolo del marciapiede e la superficie rugosa del catrame fino a focalizzare una sequenza di piccolissime lettere accorpate tra loro senza senso, linee nere sinuose come una colonia di operose formichine.

eno iz eno iz eno iz eno iz eno iz eno iz eno iz eno iz eno iz eno iz eno iz eno iz eno iz eno iz

mro fni l mro fni l mro fni l mro fni l mro fni l mro fni l mro fni l mro fni l mro fni l mro fni l mro

ENO: vaghe reminiscenze annebbiate mi suggeriscono una derivazione latina o greca;
IZ, indubbiamente d’origine serba;
la combinazione MRO, FNI L ha le sembianze di una password.

Le seguo per ore nella speranza di una rivelazione che giunge parzialmente dietro un angolo protetto da una sottile lingua d’ombra: riconosco il geroglifico @, rara reminiscenza scolastica di cui vado orgogliosa.

Chi mai si è prodigato a tracciare questa sequenza infinita di letterine quasi impercettibili a occhio nudo? Segni microscopici che ai miei occhi si fan inspiegabilmente giganteschi. Il solito graffittaro annoiato? Un disoccupato che si vuole occupare a modo suo? Una manifestazione divina?

Mi guardo intorno, ma nessuno appare coinvolto quanto me nello sbrogliare la matassa del mistero.

Osservo chi mi circonda, inserendomi nella loro traiettoria visiva: una bimba fissa amareggiata la sua piccola borsa rosa slabbrata, una mamma esasperata rimprovera con occhi severi le proprie creature, tre adolescenti ballano sincronizzate specchiandosi in una vetrina. Altre passeggiano spensierate.

Nessuno è intento nella lettura dell’asfalto.
Del resto fino ad un attimo prima io non avevo notato la bambina, la donna, le ragazze, i passanti.
Mi rassegno così a scoprire da sola chi e perché mai ha disseminato la città di scritte pressoché invisibili.

Spaventata dal gravoso compito, mi ritrovo a rilassarmi leggendo. Finalmente è venerdì e tra le mani stringo la mia copia del settimanale l’Inform@zione, dove in bella evidenza quelle lettere misteriose mi appaiono nell’ordine per cui erano nate: L’INFORM@ZIONE.
In pochi secondi ecco svelato parte dell’arcano.
To be continued

Elisa Bollazzi

2° premio al concorso letterario della rivista bustese L’Inform@zione per i 30 anni di attività
25 novembre 2010

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LA SFERA

L

Acqua:

Sostanza

Fresca

E

Rilassante,

A volte

Mi risuona ancora nella mente come un ritornello:

“Conta fino a dieci prima di parlare!
Conta fino a dieci prima di parlare!”

Me lo ricordavano almeno otto, nove, forse anche  dieci volte al giorno!

“Conta fino a dieci prima di parlare!
Conta fino a dieci prima di parlare!”

E  io ubbidivo.  Contavo fino a dieci  prima di parlare.
Poi fino a venti, trenta, quaranta, cinquanta… finché mi dimenticavo di parlare!
Masticavo e contavo, salivo le scale e contavo, sognavo  e contavo, respiravo e contavo!

Lentamente quando ero tranquilla:                  1    2    3    4    5     6    7    8    9   10    11   12 …
Velocemente quando mi affannavo:                           1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 …

Forse avrei ripreso a parlare se mi avessero detto :

“Parla prima di contare!
Parla prima di contare!”

In attesa che qualcuno lo facesse,  sovrapponevo un conto sull’altro fino allo sfinimento.

“L’acqua rasserena, tonifica il corpo,distende la muscolatura e allontana i pensieri.” dicevano tutti!

M’immersi allora nell’acqua fresca e rilassante di una grande piscina. I muscoli incominciavano ad allentarsi e le preoccupazioni a svanire quando, all’improvviso, riapparve il ritornello:

“Conta fino a dieci prima di parlare!
Conta fino a dieci prima di parlare!”

… una vasca a stile libero in diciotto secondi, due vasche in quaranta, quattordici bracciate ogni dieci secondi nelle prime dieci vasche, dodici nelle successive, quindici battute di gambe ogni venti bracciate, trenta ogni quaranta! Il tempo delle prime dieci vasche migliore delle ultime. Che ansia!

L’orologio!  Dovevo liberarmi dell’orologio. Sì, dovevo  liberarmene.

Ora potevo nuotare tranquilla, a dorso, a rana, a dorso, a rana, dolcemente nell’acqua turchina, il respiro  pacato, il collo ammorbidito, la mente lucida. Stavo finalmente ritrovando me stessa.

Oh, no!  Una piastrella, due piastrelle, tre piastrelle, quattro piastrelle …

Commento

La Sfera è un racconto ispirato da confidenze fatte inconsapevolmente al “Centro d’ascolto” di Elisa Bollazzi, aperto tutti i giorni dal momento in cui lei apre gli occhi al mattino presto fino a quando li chiude la sera tardi.

Elisa Bollazzi guarda la realtà attraverso la lente di un microscopio e la ascolta con un amplificatore, ma spesso il dettaglio la distoglie dal disegno globale della vita.

Biografia

Elisa Bollazzi nasce il 31 luglio 1958 a Gallarate.
Inizia a scrivere sei anni dopo sotto l’amorevole guida dell’adorata maestra Luigia.
Prima le vocali: 40 a, 40 e, 40 i, 40 o, 40 u … a, e, i, o, u, a e i o u, a e i o u … Molto tempo dopo le consonanti, 40 per ogni lettera e poi tutte in fila: b, c, d, f, g, h, l, m, n, p, q, r, s, t, v, z. Di lì a qualche settimana vocali e consonanti abbracciate in mille modi all’apparenza incomprensibili:. ab, ac, ad, af, ag, ai, al, am, an, ao, ap, ar, as, at, au, av, az. Ba, be, bi, bo, bu. Ca, cc, ce, ch, ci, cl, co, cr, cu. Da, de, di, do, dr, du. Aa, bb, cc, dd, ff, gg, ll, mm, nn, pp, qq, rr, ss, tt, vv, zz. A, ha. O, ho … Inspiegabili suoni che improvvisamente trovano un senso e, come d’incanto, si trasformano in parole e immediatamente in pensieri.
Elisa sa guardare, ascoltare, pensare e ora anche scrivere: il gioco é fatto!

Dal 24 maggio 1990 si dedica con passione al suo Museo Microcollection

Elisa Bollazzi
Art Party La Sfera 2010
a cura di Marcello Morandini
Sezione Letterati
presentata da Chiara Zocchi
Civico Museo d’arte moderna e contemporanea
Castello di Masnago ( Va ) – 2010

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Buche e dossi

“Calzettoni e mini. La moda ottimista guarda a Parigi”, titola il Corriere della Sera di domenica 1° marzo, sottolineando il carattere colto e giovane della settimana della moda milanese 2009 “con abiti che copiano i quadri con pannelli e pennellate e intarsi”.

E che dire allora dell’originalità e intelligenza della fiorente Busto Arsizio, città lombarda dalle radicate tradizioni tessili, che non perde occasione per essere sempre più vicina a Milano per spirito e iniziativa, spalmando su tutto il proprio manto stradale una perenne sfilata a cielo aperto, con rimandi all’arte e all’haute couture!

Banali calzettoni e vertiginose mini non sono nulla a confronto della nuova tendenza “buche e dossi” che la città di Busto Arsizio sfoggia probabilmente a sostegno del settore del tessile dolorosamente in crisi.

Ogni buca è un richiamo a grandi stilisti e artisti, spesso geniale trovata di alto design: posacenere incorporati nella strada! Ogni dosso è un rimando ad un’opera d’arte.

Inspiegabilmente il contribuente pare sostenere silenziosamente questa insolita campagna pubblicitaria di rilancio del settore, forse nella speranza che questo strano investimento riporti nuova occupazione. O forse per rassegnazione!

Impercorribile a causa di buche e avvallamenti nascosti, ma artisticamente alla moda, via Lissoni (nella foto), adiacente al palazzo municipale, nel cuore della città, rende omaggio alle storiche tele di Lucio Fontana: la precedente e sicuramente migliore pavimentazione in porfido che si intravvede sotto l’asfalto sconnesso ci ricorda trama e ordito dei tempi che furono.

Due esempi fra i tanti, Via San Gregorio e Via Mentana, insieme a Jil Sander e Laura Biagiotti, celebrano il Futurismo, dimenticando, sfortunatamente, il dinamismo che lo caratterizzava!

Da non trascurare l’imbocco della centralissima via XX Settembre, un centinaio di metri di un delicato color rosa pastello: terreno minato! un inno al famoso formaggio groviera? Cosa c’entra qui con la moda?! Pubblicità gratuita questa! Soldi pubblici spesi male??!!! Ah! Forse è un omaggio alla vicina e più civile Svizzera dove i buchi si trovano solo nel formaggio e non nelle strade.

pubblicato su Varesenews il 5 marzo 2009